1 Maggio: Storia di una festa che non ha più senso di esistere

 

8 ore di lavoro, 8 di svago e 8 per dormire. E’ lo slogan coniato in Australia nel 1855 e poi riutilizzato già l’anno successivo al Congresso dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori svoltosi a Ginevra. Appena pochi anni dopo, nel 1866, tale ricorrenza sfocia nel sangue. E’ a Chicago che, in occasione di una imponente manifestazione contro i licenziamenti, la polizia spara sulla folla provocando 8 morti e diversi feriti. Ricordata come la Rivolta di Haymarket, passa alla storia per l’elevatissimo numero di partecipanti, registrando circa 80000 manifestanti nella sola Chicago. Seguono manifestazioni e scioperi ed intanto, al Congresso della Seconda Internazionale, del 1889, si stabilisce definitivamente che la ricorrenza della Festa dei Lavoratori cada nella data del 1 maggio. Da quel momento in poi l’organizzazione dei movimenti sindacali è sempre più meticolosa e tali manifestazioni spesso provocano non pochi disordini e tensioni. Stesso scenario si profila per l’Italia dove Francesco Crispi, adottando una drastica politica di prevenzione, vieta qualsiasi manifestazione pubblica. Ma anche qui, nonostante la mancanza di una coordinazione nazionale, si registra una massiccia partecipazione all’evento. Scenario non molto diverso si verifica anche alle soglie del ‘900, periodo in cui, in seguito all’affermarsi ed al consolidarsi delle 8 ore lavorative, le rivendicazioni assumono sempre nuovi aspetti. Si passa pertanto dai moti per il pane alle proteste contro l’impresa libica e la Prima Guerra Mondiale fino ad arrivare alle battaglie per il suffragio universale. Con l’avvento del Fascismo la ricorrenza viene fatta coincidere con il Natale di Roma, il 21 aprile, per festeggiare il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto ed universale. Con la caduta del Fascismo, la neonata Repubblica fa ancora una volta coincidere il 1 maggio con la Festa dei Lavoratori. La Festa ha assunto, in origine, una base binomiale che oscilla tra la festa, il gioco ed il divertimento che si contrappongono alla mobilitazione ed alla lotta. Attualmente, sempre più lontano dal solco dalle rivendicazioni, il 1 maggio vede svolgersi quello che è ormai divenuto il tradizionale concertone indetto da Cgil, Cisl e Uil. Sulla scia dei concerti dei sindacati, nel 1999, Prima Porta, occupazione “nera” di viale Castrense a Roma, organizza un contro-concertone che finirà poi con lanci di lacrimogeni da parte della polizia. Gli scenari odierni vedono due diversi concertoni, l’uno in Piazza San Giovanni a Roma e l’altro nel Parco delle Mura Greche di Taranto. Entrambi i luoghi saranno allestiti per accogliere artisti ed allietare il pubblico, i sindacati ed i soliti noti. Ancora una volta, secondo il classico copione, abbandonato il solco delle prime battaglie, ci si muove tra le parole vuote della realtà sindacale di un paese che, nel giorno della Festa dei Lavoratori, non ha più nulla da festeggiare.

 

Di Antonietta C.

 

 

 

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