Una vita a mille all’ora: Guido Keller

Magnifico, glorioso, sopra le righe, caparbio, audace, coraggioso, anticonformista, eccentrico, libero. Sono questi alcuni degli aggettivi con cui Guido Keller viene ricordato dal 1929 ai giorni nostri. Nasce a Milano il 6 Febbraio del 1892, da una famiglia aristocratica della città. Frequenta il college elvetico di Trotzen ma ne viene espulso poco dopo per la sua poca predisposizione alla disciplina scolastica. Siamo ai primi mesi dell’anno 1916, da lì a poco sarebbe scoppiato il primo conflitto mondiale ed il giovane Keller, attratto dall’aviazione, si arruola nel regio Kelleresercito, prendendo il brevetto di volo presso il club battaglione aviatori civili. Ciò gli permetterà di essere inserito nel battaglione dell’aeronautica militare, con il grado di sottotenente, ed assegnato all’ 80° battaglione aeroplani da caccia. Non poche furono le ardite imprese che il barone compì durante il conflitto bellico; imprese di cui ancora oggi corrono le voci, come ad esempio, quando si spinse oltre l’allora confine italiano sfidando i nemici austro-ungarici in una dura battaglia, senza armi, solo aereo contro aereo, in una sfida che consisteva nel doversi posizionare con il proprio aereo dietro la coda del velivolo avversario; dopo non poche peripezie, il barone riuscì a confondere il nemico portando a termine l’impresa. A sfida vinta fu scortato entro i confini italiani dallo stormo nemico; oppure di quando, scontento del trattato di Rapallo, con il quale si riconosceva la città di Fiume ai nemici, si portò con il velivolo sopra Montecitorio scaraventando, dall’ aeroplano, un pitale sul palazzo, in segno di protesta.  Terminata la guerra iniziò per lui una nuova, grande, impresa. Venne infatti chiamato a combattere la causa di Fiume. Al fianco di D’Annunzio venne nominato segretario d’azione della Reggenza Italiana del Carnaro, nome che D’Annunzio assegnò allo stato di Fiume, proclamato il 12 Agosto del 1920. Suo compito era quello di assicurare alla reggenza, con tutti i mezzi necessari, i viveri di cui aveva bisogno. Keller durante questa nuova avventura, una delle più importanti, coordinò dei veri Yogae propri arrembaggi, un vero corsaro, pronto a rischiare la vita, per proteggere la causa a cui teneva: ridonare Fiume agli italiani. Non mancarono, in questo periodo della vita di Keller, le stravaganze. Fondò YOGA, un gruppo di esoterici e naturalisti. Innumerevoli sono infatti le testimonianze circa episodi singolari della sua vita quotidiana, come ad ese
mpio il fatto che non dormiva mai in caserma, passando le notti nudo, in spiaggia, sempre in compagnia della sua aquila addomesticata, che possedeva come animale da compagnia. Il gruppo aveva come simbolo la svastica e la rosa a cinque petali.  Dopo l’avventura di Fiume, Keller riprese a viaggiare in giro per il mondo senza fermarsi mai, passando la sua intera esistenza ad osare sempre: un osare senza sosta. Abbiamo potuto constatare, nei righi precedenti, che personalità come Keller sono rare, soprattutto ai giorni nostri, dove ognuno di noi è impegnato ad indossare la maschera perfetta per piacere a scuola, a lavoro, in famiglia, agli amici. Ideale sarebbe prendere esempio dal barone Keller che ci insegna a combattere gli schemi della società dimostrandoci, avendolo fatto in un’ epoca molto più difficile, che combattere il quotidiano, gli stereotipi, la repressione sociale, lo schiavismo dei media, è possibile. Guido Keller muore all’età di 35 anni, a causa di un incidente stradale. Attualmente riposa al Vittoriale degli Italiani, Complesso di edifici che si erge a Gardone di Riviera, in provincia di Brescia, accanto al poeta Vate, Gabriele D’Annunzio.

Barone

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