Napoli: CasaPound, aggressori sono usciti armati dalla Facoltà di Lettere

Dieci punti in testa e 15 giorni di prognosi per il militante ferito

Napoli, 29 aprile – Dieci punti in testa, ferite al volto e 15 giorni di prognosi per Enrico Tarantino, il militante di CasaPound Italia aggredito oggi davanti alla facoltà di Lettere dell’università ‘Federico II’ di Napoli da un gruppo di antifascisti che, dopo averlo riconosciuto, sono usciti dall’ateneo armati con manici di piccone e catene. Non contenti, dopo l’aggressione, gli antagonisti hanno proseguito la loro campagna di violenza, rovesciando un gazebo del candidato sindaco Gianni Lettieri, ferendo anche il ragazzo che si trovava lì.

‘’Mi trovavo in centro – ha raccontato Tarantino – quando un militante di Cpi iscritto a Lettere mi ha chiamato spiegandomi che un gruppo di esponenti dei centri sociali gli voleva impedire di entrare in università dove questa mattina, come di consueto, doveva seguire i corsi. Sono arrivato sul posto e a Porta di Massa sono stato aggredito verbalmente da un gruppo di persone che mi ha insultato e minacciato. Neanche mi sono reso conto di quello che stava accadendo, che ho visto uscire dall’interno della facoltà una ventina di persone già armate di tutto punto che mi sono venute addosso colpendomi ripetutamente al volto e alla testa’’.

‘’Oggi ricorre l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù a Milano aggredito a colpi di chiave inglese da un gruppo della sinistra extraparlamentare e morto il 29 aprile 1975 per le gravissime ferite alla testa riportate – sottolinea in una nota Emmanuela Florino, coordinatrice di CasaPound Italia Campania – E’ triste e pericoloso che a 26 anni da quella tragedia c’è chi ancora ragiona nello stesso miope modo di allora: qui a Napoli, come a Roma, dove l’ultimo atto di violenza è la bomba lanciata contro la casa del portavoce dell’occupazione a scopo abitativo ‘Val d’Ala 200’. Per questo invitiamo tutti al più alto senso di responsabilità. Noi un altro Ramelli non lo vogliamo’’.

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