L’AUTUNNO CALDO DEL BLOCCO STUDENTESCO – Quando una Nazione è in crisi la gioventù da l’Esempio.

 

 
 

Il 26 Settembre, quando la gran parte di studenti e movimenti organizzati non aveva ancora smaltito le vacanze estive, il Blocco Studentesco è sceso in piazza a Roma, alla testa di un corteo di 2000 studenti. Piazza di Spagna, Via Condotti, Via del corso fino ad arrivare al Pantheon. Tutto non autorizzato, tutto spontaneo. Tutto colorato da fumogeni e tricolori, tutto col nostro stile insomma. Lo stesso giorno nelle più importanti città d’Italia da Torino a Napoli, da Bolzano a Lecce vengono fatti blitz, azioni estemporanee, hard bass e dall’università di Tor Vergata, quella dove le liste del Blocco Studentesco hanno preso 1107 alle elezioni, viene srotolata una gigantografia di Monti-vampiro. Ma questo non è stato che l’inizio, nel mese di ottobre si ripetono a cadenza quasi giornaliera scioperi, occupazioni, assemblee straordinarie, sit-in. Ai primi d’ottobre ricompare la gigantografia di Monti, questa volta all’Altare della Patria in pieno centro storico a Roma, sotto gli occhi distratti del sindaco e quelli curiosi dei turisti. A metà ottobre c’è il blitz al Giulio Cesare,una corsa per i corridoi dove nessuno si fa male e nessuno inneggia alle stragi del ‘900, ma la stampa parlerà di attacco squadrista, di pericolo per la democrazia. Riceviamo condanne da Zingaretti, Alemanno, Pacifici e da quasi tutto il mondo istituzionale. Bene, vuol dire che stiamo facendo le cose giuste. Neanche il tempo di rispondere alle critiche e il 30 ottobre insieme a 600 studenti dell’Itis Giorgi viene bloccata Viale Palmiro Togliatti, uno snodo nevralgico per la città di Roma, senza chiedere il permesso a nessuno e per questo prendendo 15 denunce. La repressione prova a scalfire il fiume in piena, ma non c’è nulla da fare di fronte alla volontà e alla determinatezza degli studenti del Blocco, tanto che lo stesso giorno dall’altra parte di Roma, in zona primavalle, l’istituto Bachelet si stava preparando all’occupazione, e il Blocco era in prima fila e pochi giorni dopo avremmo occupato il Calamandrei a Roma nord. Proprio in questo quadrante di Roma l’8 novembre, il Blocco Studentesco alla testa di 3000 studenti invade Corso Francia con striscioni riportanti gli slogan che hanno contraddistinto tutte le nostre proteste, “scuola pubblica”, “no al governo dei baroni”, “studenti in rivolta”. Si arriva, senza neanche accorgersene e senza prendere fiato al 14 novembre. Da Piazza del Popolo arrivano un migliaio di studenti decisi ad arrivare sotto Palazzo Chigi, le forze dell’ordine sono indecise sul da farsi, vedono avanti a loro studenti senza armi atte ad offendere. Non ci sono manici di piccone, le facce sono scoperte ma questo non vuol dire che la determinazione a forzare il cordone sia indifferente. Al contrario, c’è una prima colluttazione, gli agenti indietreggiano di una decina di metri e poi manganellano gli studenti. Ma non indietreggia nessuno, non scappa nessuno. Dopo poco c’è una seconda carica dagli esiti simili alla prima. Restiamo un altro po’, poi con gli studenti decidiamo di fare un’assemblea a Piazza del Popolo e coordinarci per le prossime azioni all’interno delle scuole. Anche quel giorno abbiamo dimostrato il nostro coraggio e il nostro stile, ma anche la nostra responsabilità quando abbiamo deciso di non surriscaldare ulteriormente gli animi dal momento che in quella piazza e partecipi di quegli scontri erano ragazzi neanche maggiorenni. “Il risultato l’abbiamo ottenuto, facciamo paura” dicevano gli studenti. Dopo solo due giorni le mobilitazioni proseguono ad Ascoli dove un corteo di 600 studenti attraversa la città con gli stessi slogan e lo stesso stile dei cortei tenutisi a Roma, poi è la volta di Lecce, Latina, ancora Roma, dove vengono occupati due istituti e si sfila per questa volta per le vie di Trionfale. Il 24 novembre, prima di partire per la manifestazione nazionale di CasaPound, i ragazzi del Blocco dell’Aquila portano in piazza quasi 1000 studenti e il 26 a Viterbo viene occupata la scuola più numerosa e importante della città. E ancora adesso mentre sto scrivendo questo articolo nostri militanti stanno all’interno delle occupazioni o delle autogestioni in giro per l’Italia ad organizzare corsi sulla riforma scolastica, a parlare del Ddl Ex-Aprea piuttosto che del caro-libri oppure staranno organizzando qualche cineforum. Insomma l’azione è incessante. Non c’è un attimo di respiro, di fronte a questo marciume che la nostra generazione si trova sotto gli occhi non si può stare a guardare, l’azione diventa un dovere e i nostri ragazzi di neanche 20 anni tutto questo lo hanno recepito e lo mettono in pratica.A questo è necessario spiegare il perché di tutto questo. Se ci fermiamo un’istante e guardiamo quello che sta accadendo in Italia capiremo facilmente il perché di tutto questo caos. Abbiamo un governo tecnico, espressione di banche e poteri forti che sta letteralmente distruggendo la nostra nazione, mettendo in ginocchio l’economia e smantellando lo stato sociale. Tutto questo per riacquistare la credibilità dei mercati internazionali. Ma chi sono questi mercati internazionali, chi li ha eletti? La nostra Costituzione, citata spesso a sproposito, non parla di sovranità popolare? E poi questi demiurghi che dovrebbero risolvere tutti i problemi non sono proprio quelli che ci hanno trascinato in questo baratro? Il ministro Fornero, che sforna una gaffe dietro l’altra, consiglia ai giovani italiani di andare a studiare all’estero e chi non se lo può permettere non sia choosy, accetti qualsiasi lavoro a qualsiasi salario con qualsiasi contratto. Bella ricetta. Ma questa fascinazione per modelli di sviluppo anglosassoni emergono anche dalle scelte che si stanno facendo in materia di’istruzione: si vuole permettere ai privati di entrare nei consigli d’istituto, che così diventerebbero dei C.d.A, sacrificando il sapere sul terreno del profitto. Si vogliono alzare tasse unversitarie e chiudere ospedali. Vi sembrano buone motivazioni per protestare? Che dite li abbiamo un po’ di contenuti no?. (a capo)Un ultimo pensiero lo rivolgo a chi vuole mettere fuori legge CasaPound e il Blocco Studentesco appellandosi a leggi liberticide, scritte tra l’altro da chi si è macchiato le mani di sangue operaio(andatevi a leggere la storia del sig. Scelba…), creando allarmismo e invocando repressione (ma non era vietato vietare?). Lor signori memorizzino un numero: 17. La smorfia dice disgrazia, quella magari per voi, per noi 17 vuol dire 17 anni. L’età dei nostri ragazzi che bacchettate, descrivete come mostri e che vorreste reprimere e, sempre 17 anni, l’età che ognuno di noi ha deciso di dare al suo cuore.

 

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