Roma. Ab Urbe condita.

Fondata, secondo la leggenda, da Romolo nel 753 a.C., la capitale dell’impero romano riuscì, sotto la guida di Ottaviano Augusto, ad estendere il suo territorio fino a costituire, nel 27 a.C., il più grande Impero della storia.

Propri della città furono immense gesta e grandezza tali che, ancor oggi, l’impero viene assunto come esempio e

Romamonito. Grandezza non solo da un punto di vista militare ma anche istituzionale e “pratico”, sia nel campo delle costruzioni edili che militari.  Roma raggiunse un elevatissimo livello culturale istituendo un sistema politico, giuridico ed economico assai complesso e ramificato, ancora oggi oggetto di studio. I Romani erano abilissimi costruttori; furono capaci di costruire macchine da guerra letali ed estremamente pratiche; misero a punto tecniche di combattimento assai efficaci, ancora oggi studiate dagli eserciti di tutto il mondo; costruirono edifici sontuosi ed estremamente complessi, simbolo di elevata conoscenza.

Ma qual è stata la caratteristica peculiare che ha premesso a tale popolo non solo di conquistare poco alla volta un territorio vastissimo ma anche di mantenerne l’unità per più di un millennio?
Essi compresero che i popoli non andavano solamente conquistati ma era importante che vi fosse l’integrazione tra conquistato e conquistatore, non solo da un punto di vista istituzionale, ma, soprattutto, da un punto di vista sociale e culturale; per mantenere l’unità cercarono il più possibile di trasmettere la loro cultura senza però che ne uscisse da ciò danneggiata l’identità altrui. Così facendo si attivò un meccanismo automatico di trasmissione culturale il cui fine fu l’arricchimento della stessa Civiltà latina. Ed è stata tale caratteristica che permise ai romani di rafforzarsi sempre più tanto da mantenere l’unità per secoli. Impresa estremamente notevole, considerate le dimensioni a cui arrivò l’impero.
Essi si sentirono in dovere di trasmettere un enorme senso di appartenenza; elemento fondante di una società che possa chiamarsi tale. Tali valori rafforzarono ulteriormente l’unione del paese. Valori che successivamente verranno ripresi in maniera minuziosa dal fascismo il cui simbolo, e non per coincidenza, è il fascio littorio; arma portata nell’antica Roma dai littori e dal forte significato simbolico: formato da singole verghe di betulla, (simbolo del singolo), fasciostrette da fasce si cuoio rosso (simbolo di unione) ed un’ ascia in bronzo (simbolo di forza e giustizia).
I Romani, estremamente legati alle tradizioni, ripresero la data del 21 aprile 753 a.C ed istituirono il Natale di Roma, anticamente chiamato Dies Romana e conosciuto anche con il nome di Romaia. La celebrazione dell’anniversario della fondazione dell’Urbe assunse aspetti propagandistici, acquisendo importanza fondamentale, mantenuta anche nel momento in cui, a seguito dell’avvento del cristianesimo e delle invasioni barbariche, molte delle tradizioni andarono perdute. Tale celebrazione fu ripresa anche dal fascismo, così come testimonia il discorso tenuto dal Duce a Bologna il  3 aprile 1921.  Mussolini, infatti, proclamò l’anniversario della fondazione di Roma quale festa ufficiale del Fascismo. In seguito, il Consiglio dei ministri approvò uno schema di decreto-legge proposto dal Duce che aboliva la festività del 1º maggio e fissava la celebrazione del Lavoro al 21 aprile, Natale di Roma. Fu la prima celebrazione istituita dal governo Mussolini che, a partire dal 21 aprile 1924, divenne festività nazionale, denominata “Natale di Roma – Festa del lavoro”. 21 anni dopo, nel 1945, quasi subito dopo la caduta del governo fascista, venne ripristinato il 1 maggio come festa dei lavoratori ed eliminata, insieme con la festa nazionale del 21 aprile, in qualche modo l’origine di tutti noi. Oggi, pur non essendo riconosciuta come festa nazionale, a Roma ne continuano le celebrazioni attraverso la grande parata del 21 aprile, alla quale partecipano persone con indosso gli abiti dell’epoca organizzati in categorie. In virtù della sua grandezza, Roma va ricordata. In essa risiedono le nostre origini più profonde. Pertanto, Roma era e deve essere esempio per il mondo per la grandezza che ebbe il suo impero. Il fascismo, che si rifà in primis al sistema romano, ha cercato, in virtù di ciò che l’Impero fu, di portare unità là dove ve ne solo in maniera formale; L’Italia, prima del ventennio fascista, era nuda, priva di un principio per cui lottare. Ed in ciò, così come in altro, il fascismo riuscì. Riuscì, nel suo ventennio, a garantire la vera e propria unità d’Italia. Roma, la sua origine, la sua storia, grandezza e vastità di impero e di cultura hanno gettato le basi per la nostra civiltà che, Nostro malgrado, ha riposto le sue origini gettandosi in un multiculturalismo d’importazione che null’altro ha garantito se non l’attecchimento di un nichilismo figlio del peggior imperialismo dell’ultimo novecento.

Eccola!

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