Carlo Falvella: Presente!

Il 7 Luglio di 43 anni fa veniva accoltellato a morte il diciannovenne Carlo Falvella, vicepresidente del Fuan di Salerno e, nella stessa occasione, veniva ferito Giovanni Alfinito, suo camerata. L’omicidio avvenne in via Velia, alle nove di sera. Colpevoli sono tre anarchici con cui, qualche ora prima, Carlo aveva avuto un diverbio. A colpire mortalmente Carlo e a ferire Giovanni sarà il trentenne Giovanni Marini, che, a seguito del diverbio, si era armato prontamente di coltello. Nonostante la corsa in ospedale, Carlo muore nel corso dell’operazione. La sua morte è un duro colpo per la famiglia, ma la tragica scomparsa del figlio non basterà a togliere la dignità alla madre, che, il giorno dei funerali dirà ai camerati prostrati dal dolore: “Hanno ucciso lui,non hanno ucciso la sua idea”. Carlo FalvellaTuttavia, come accadrà in seguito con la morte di altri missini, la macchina dell’odio e della rabbia non ha pietà del dolore della famiglia. Subito la sinistra extraparlamentare avvia una campagna innocentista, gettando fango alla memoria del povero Carlo. Giovanni Marini, che si è costituito ed è in attesa di giudizio, viene difeso da Lotta Continua e da Soccorso Rosso (cui hanno aderito Dario Fo e Franca Rame) che, per l’occasione, stamperà un vergognoso pamphlet intitolato “Il caso Marini”. Il Marini viene descritto non come un vile assassino, ma solamente come un compagno che si è difeso da un aggressione perpetrata da una decina di Fascisti. Nel frattempo, le file antifasciste coniano macabri slogan come “uccidere un Fascista non è reato!” oppure “tutti i Fascisti come Falvella, con un coltello nelle budella”. Alla fine sarà condannato a dodici anni di galera, di cui solo sette scontati, e nel tempo trascorso in carcere si dedica alla scrittura, grazie alla quale poi riceverà premi e apprezzamenti dal mondo intellettuale Italiano. La memoria di Carlo cade nel dimenticatoio, eccezion fatta per i suoi camerati che continueranno a cantare “è morto un camerata, ne nascono altri cento”. La storia di Falvella è emblematica. E’ lo specchio dell’Italia degli anni 70 in cui si preferisce riabilitare la figura di un assassino. Forse perché,
per molti, veramente uccidere un Fascista non era reato.  Falvella

Delgio

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