Quella sera era di giugno: Francesco Cecchin Presente!

Se la differenza tra il ragazzo e l’uomo sta nel modo in cui si affronta la vita allora, la differenza tra l’uomo e l’eroe sta nel come si affronta la morte.La storia di Francesco è quella di un ragazzo che è divenuto eroe.

È il 2 novembre 1961, a Nusco in provincia di Avellino nasce Francesco Cecchin, già da piccolissimo ha due caratteristiche che lo contraddistinguono da tutto e da tutti: la prima sono i suoi capelli ricci, la seconda il suo carattere combattivo. Un ragazzo così non può che avere il destino di combattere il mondo, e qual miglior campo di battaglia della politica? E soprattutto qual miglior schieramento del fascismo? Fu così che si unì al Fronte della Gioventù e inizia a percorrere la sua strada.

Andando avanti con gli anni il 28 maggio 1979 durante una nottata di affissione,Francesco insieme ad altri quattro camerati hanno un litigio con una ventina di militanti del PCI, il motivo è la contesa di un tabellone. Tra i comunisti spiccava Sante Moretti, 46 anni ex pugile, che affronta impetuosamente il giovane del FdG Francesco, di 17 anni, affermando, secondo testimonianza dei ragazzi e per stessa ammissione di Moretti, “ Tu stai attento. Perché se poi mi incazzo ti potresti fare male. Vi abbiamo fatto chiudere la sezione di via Migiurtina, vi faremo chiudere anche quella di via Somalia». Finisce in una rissa e si torna a casa, solita storia di una qualsiasi nottata di affissioni insomma, purtroppo solo ora inizia la tragedia, anzi, il mito di Francesco Cecchin.

Il giorno dopo a mezzanotte Francesco passeggia insieme a sua sorella , quando una FIAT 850 lo affianca, all’interno ci sono 4 persone e si sente “è lui prendetelo”, Francesco scappa per evitare che venisse coinvolta la sorella, che lo rincorre e ciò che incontrerà sarà solo la salma del suo amato fratello dinanzi ad un muro alto 4 metri, Francesco manteneva nella mano sinistra un mazzo di chiavi che sporgevano dalle dita come fosse un tirapugni. Il ragazzo va in coma e dopo 19 giorni muore.

La magistratura ovviamente parte fin da subito con la teoria della morte accidentale, e le indagini sono mal eseguite con deduzioni e risposte incoerenti, difatti dopo anni dirà la Corte di Assise:

«Veramente grave e singolare appare pertanto che i periti non abbiano approfondito l’indagine, non si siano recati sul terrazzo dell’abitazione degli Ottaviani, ma semplicemente si siano limitati a dare un’occhiata dall’alto del ballatoio; e abbiano dato una “scorsa” altrettanto superficiale ai rilievi effettuati dalla polizia scientifica, come dichiarato dal professor Umani Ronchi all’udienza del 20 dicembre 1980. Altrettanto singolare che non abbiano tenuto in alcun conto i referti dell’ospedale San Giovanni».

Tra i sospettati vi sono Marozza e Moretti ambedue assolti per “non aver commesso il fatto”. Nonostante non furono individuati i colpevoli venne riconosciuta l’aggressione e l’omicidio, difatti scrive sempre la Corte di Assise: «È convinzione della Corte che, nel caso di specie, non si sia trattato di omicidio preterintenzionale, ma di vero e proprio omicidio volontario.»

Ad oggi vi sono state varie commemorazioni oltre all’annuale adunata del presente, è stato intitolato un giardino a Roma e fu lanciata la proposta di fare lo stesso con una via, ma all’antifascismo si sa non basta rubare le vite, per questa maligna entità non vi è soddisfazione se non nella totale distruzione del ricordo dei caduti, difatti ANPI, PD e personaggi vari hanno prontamente battuto queste proposte e si sono opposti anche alla proposta di aggiungere Francesco nella lista delle vittime del terrorismo.

Francesco è, insieme a tutti gli altri camerati caduti, ciò che più deve spronarci ad andare avanti, perché se loro hanno combattuto fino a dar la vita per l’idea, qual diritto abbiamo noi di rinnegare qualsivoglia forma di sacrificio? Il nostro andare avanti, il nostro combattere, il nostro essere, dimostra che nonostante tutto non è bastato uccidere questi ragazzi per fermare un’idea.

Olmo

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