Donna Rachele: monumento alla dignità italiana

Ultima di cinque sorelle, nata a Predappio Alta l’11 Aprile 1890, da una famiglia contadina, Rachele Anna Guidi conosciuta come “Donna Rachele”, perse il padre a soli otto anni e a causa dell’estrema povertà in cui cadde la sua famiglia dovette rinunciare a proseguire gli studi presso quella stessa scuola elementare nella quale incontrò colui che diventerà il suo futuro marito, Benito Mussolini. Per un periodo, i due vivranno come fratello e sorella, poiché il padre di Mussolini, vedovo, e la madre di Rachele, vedova, divennero compagni. Alessandro Mussolini fu poi costretto a concedere il permesso di sposarsi ai due innamorati, poiché Benito aveva minacciato di uccidere se stesso e Rachele in caso di risposta contraria.

Dalla sua biografia scritta dalla nipote Edda Negri, figlia di Anna Maria, riceviamo un ritratto di donna estremamente forte e per nulla remissiva, tanto da decidere di andare a convivere con Mussolini quando ella era ancora minorenne. Durante questa convivenza a Forlì ebbe una figlia, Edda, illegittima secondo la legislazione dell’epoca, che fu registrata all’anagrafe come figlia di Mussolini e di madre ignota. Successivamente si sposarono una prima volta con rito civile nel 1915 ed una seconda volta con rito religioso nel 1925, quando Mussolini era ormai presidente del Consiglio. In totale la coppia ebbe cinque figli: Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria.

Nonostante la considerevole posizione politica del marito, mantenne sempre rapporti con gli ambienti popolari della sua Romagna e con i suoi abitanti, non interessandosi mai alle frivolezze mondane e non cedendo alle lusinghe borghesi. Niente e nessuno la distolse mai dalle sue scelte di madre, moglie e padrona di casa; esperta di semina, raccolto, giardinaggio e allevamento.

Sui rapporti personali con il Duce, e in generale di questa complicata e affascinante famiglia, la nipote scrive che la nonna Rachele non interveniva mai direttamente nelle questioni politiche, ma ascoltava, e il marito – interessato al suo parere -, spesso le chiedeva consiglio. Racconta un episodio in particolare, di cui è venuta a conoscenza leggendo un telegramma conservato negli archivi di famiglia: un Ministro, mostrando dei bilanci di Governo in casa Mussolini, proponeva di ridurre la razione di grano spettante alla popolazione italiana. Donna Rachele, non d’accordo, lo fece presente a Mussolini, che addirittura aumentò la suddetta razione!

Durante l’ultima cena della famiglia al completo, Donna Rachele era girata di spalle, per non incrociare la vista e l’immagine del genero Galeazzo Ciano. Chiese poi al marito: «Quando ti libererai dai traditori?». Questa presa di posizione così forte fu la causa dei litigi durati anni con la prima figlia, e moglie di Ciano, Edda, che le rimproverava di essere «il dittatore di casa». E lo sapeva anche la Signora Mussolini in fondo, al corrente dei tradimenti del marito, che “però tornava sempre a casa la sera” dai figli e dalla moglie. Quella moglie che pretese e ottenne il licenziamento di una delle amanti del Duce, Margherita Sarfatti, collaboratrice de L’Avanti! E quella stessa donna che sarà capace di sopportare il dolore della scelta di Claretta Petacci, amante storica, di morire accanto al suo uomo.

Il 17 aprile del 1945, Mussolini si spostò a Milano, mentre lei rimase con alcuni dei suoi figli sul lago di Garda; fu l’ultima volta che vide il marito vivo: i due coniugi parlarono più volte al telefono ma lei non riuscì a raggiungerlo. Tentò di attraversare il confine svizzero a Como, ma venne respinta.

Mussolini, che fece della politica la sua missione umana e volontaria, non si preoccupò mai di far soldi, lasciando così, dopo la fine guerra, la moglie in difficoltà: le furono sequestrati molti terreni e per far fronte alle tasse dovette vendere il castello di Rocca delle Caminate. Successivamente si ritirò a vita privata in Villa Carpena in una frazione di Forlì, rimasta a lungo di proprietà della famiglia Mussolini. La magione nel 2000 è stata acquistata da una coppia di imprenditori, che hanno adibito la villa a museo: ricolma di cimeli – tra cui una lampada a forma di fascio littorio donata al Duce da D’Annunzio -, documenti e fotografie della sua vita pubblica e privata insieme ad altre di Benito Mussolini, testimoniano la vita di questa grande Donna.

Portò avanti risolutamente la battaglia per riavere il corpo del suo defunto marito. Fece invano richiesta a quello che all’epoca era ministro degli Interni, Scelba, il quale rispose aspramente, negando così la salma di Benito alla moglie e ai figli. Nel 1957 fu il primo ministro Andreotti che diede il consenso alla vedova. Giunta al cimitero di Predappio, Rachele si trovò faccia a faccia con l’ex questore di Roma Vincenzo Agnesina, il quale era stato a fianco di Mussolini per vent’anni ed era stato capo della sua scorta, ma non mosse un dito per difenderlo. Dopo il riconoscimento del suo uomo deturpato, rifiuta di spostarlo in una bara più dignitosa, affinché i posteri possano avere vergogna di quella cassa di sapone in cui le era stato consegnato. Devota a Padre Pio, riceverà da lui stesso un rosario per recitargli le preghiere.

Solamente a partire dal 1975 inizia a percepire una pensione di reversibilità che ammontava a duecentomila lire mensili (in pratica, uno stipendio da impiegato dell’epoca): risultò infatti che Mussolini non aveva percepito alcun compenso dallo Stato, quindi i contributi non risultavano versati e di conseguenza – ironia della sorte – non aveva diritto alla pensione. Morirà per collasso cardiocircolatorio il 30 ottobre 1979 nella propria abitazione di Villa Carpena, nella tanto amata campagna romagnola.

Steiner

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