Dresda 1945: un altro crimine impunito dei “liberatori” angloamericani

Da sempre etichettata come “la Firenze dell’Elba” per la sua bellezza e la ricchezza sotto il profilo culturale, Dresda era una fiorente città tedesca, capitale dello Stato della Sassonia. Nella notte tra il 13 e il 14 Febbraio 1945 si compiva qui l’ennesima, vergognosa, azione ad opera dei “liberatori” del continente europeo: con un bombardamento a tappeto la città fu rasa al suolo, il suo patrimonio artistico devastato e la popolazione praticamente cancellata.

La distruzione della città fu guidata da Arthur Travis Harris, Maresciallo dell’Aria Capo, al quale fu affidato sin dal 1942 il comando del Bomber Command della RAF, la divisione dell’aviazione di Sua Maestà che, dalla sua fondazione, si prese carico di effettuare ogni bombardamento inglese.
Harris si distinse già dai primi mesi di comando per la sua spietatezza, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Butcher Harris” – vale a dire “Harris il Macellaio” -, e divenne noto quando il 28 Marzo 1942 fu praticato il primo bombardamento a tappeto su una città tedesca: Lubecca. La città, che si trova nella parte settentrionale della Germania, ospitava alcuni stabilimenti della Dornier-Werke GmbH, importante industria aeronautica teutonica, che però subirono danni relativamente leggeri. Obiettivo della RAF furono infatti il centro storico e la zona del mercato in quanto densamente popolati ed edificati prevalentemente in legno.
Questo fu solo il primo atto di una strategia volta a tentare di spingere la popolazione civile ad insorgere contro il proprio governo. I raid infatti non furono condotti unicamente sul porto, le fabbriche e gli obiettivi militari, bensì vennero in particolare diretti sui quartieri residenziali, nei quali trovarono la morte moltissimi tedeschi. Eppure, nel corso del conflitto, mai ci fu una sollevazione popolare contro il governo Nazionalsocialista e il III Reich che, al contrario, fu strenuamente difeso fino all’ultimo da uomini, donne e – finanche – bambini.

Successivamente una sorte simile toccò a molte altre città: Rostock, Anklam, Marienburg, Chemnitz, Lipsia, Kassel, Colonia, Norimberga, Berlino.
Particolarmente cruenta fu un’altra campagna condotta da Harris, l’Operazione Gomorra, la serie di bombardamenti effettuati sulla città di Amburgo dal 26 Luglio al 3 Agosto 1943 dagli oltre tremila velivoli della Royal Air Force che, affiancati da un centinaio di aerei statunitensi, rasero al suolo i tre quarti della città causando oltre quarantamila morti e diverse decine di migliaia tra feriti e dispersi.

I quasi quattro anni di bombardamenti generarono migliaia di profughi in ogni centro colpito dagli attacchi congiunti di RAF e USAF. Molti di questi furono fatti confluire proprio sulla città di Dresda, considerata sicura per l’assenza di qualsiasi tipo di obiettivo militare. Come potevano dunque le forze Alleate farsi scappare un’occasione simile. Erano convinti che con un massiccio sgancio di testate sulla città, con un conseguente enorme numero di civili uccisi, avrebbero finalmente spinto i tedeschi ad una rivolta e la Germania ad una resa. Nella notte tra il 13 e il 14 Febbraio del ’45 fu dunque attuato un violento bombardamento che rase quasi completamente al suolo la città e causò centinaia di migliaia di morti. Gli oltre ottocento aerei inglesi scaricarono sulla città oltre tremila tonnellate di ordigni, tra esplosivi ed incendiari, proseguendo il bombardamento fino al 15 febbraio, quando duecento velivoli dell’USAF continuarono a devastare quella che era diventata oramai una immensa distesa di fuoco e fiamme.
La città divenne una vera e propria fornace che arse per giorni a temperature di oltre duecento gradi, nella quale trovarono la morte per la maggior parte donne e bambini, dal momento che gli uomini erano stanziati sui campi di battaglia o nelle industrie dislocate nel resto della Germania.

Ovviamente anche in merito al numero di vittime causate da questa azione militare vi sono state varie controversie. Un primo rapporto, stilato a Marzo di quell’anno dal Colonnello Grosse, parlava di 202’040 vittime che si prospettava sarebbero salite a oltre 250’000 di lì a poco. Questa informativa fu sminuita dalle forze Alleate che la tacciarono di essere una pura azione propagandistica del governo tedesco. Eppure queste cifre – purtroppo – trovano effettivamente riscontro nonostante vi sia ancora chi, al giorno d’oggi, tenta di etichettarle come facenti parte di un filone revisionista allo scopo di giustificare il bombardamento.

L’azione stessa è stata infatti lungamente dibattuta anche a guerra finita, dal momento che dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti un crimine di guerra. Ma ovviamente certe accuse sono riservate ai vinti. Ai vincitori tutto è concesso, tutto è perdonato.
Eppure c’è chi non ha lasciato che questa tragedia andasse dimenticata. C’è chi non ha accettato il silenzio. Molte parole sono state scritte in merito a questa nefasta pagina di storia. Molti libri, molte canzoni – tra le quali è il caso di citare Dresda nella versione degli Janus e in quella dei Malabestia – hanno voluto ricordare questa vigliacca operazione militare che nel numero di vittime ha superato persino quelle causate dalla detonazione dei due ordigni nucleari sganciati su Hiroshima e Nagasaki.
E così, con poche, semplici righe abbiamo voluto ricordarla anche noi, affinché non venga mai dimenticato il prezzo pagato dal Popolo tedesco per aver voluto abbracciare un’Idea che le plutocrazie occidentali hanno cercato in ogni modo di eliminare. Vanamente.

Cioppi Cioppi

 

Dresda

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