Georges Sorel: cambiare la Realtà

1892, l’Europa ed il mondo sono attraversati da un periodo di trasformazione radicale, avviatosi quasi un secolo fa, e che va proseguendo nella sua fase “de profundis”. Scoperte scientifiche e cambiamenti politici hanno avuto come causa prima tanto quanto come conseguenza la creazione di nuovi conflitti, generati da forze interne alle nazioni, le quali hanno come fine proprio il conseguimento di mutamenti ancor più incisivi. Queste forze sono le classi sociali dei lavoratori industriali, degli impiegati, dei manifatturieri, e quella dei commercianti, degli imprenditori, dei proprietari: le particelle polarizzate che compongono l’anima tormentata di uno stato moderno, che spingono in direzioni opposte ed apparentemente inconciliabili. La lotta tra questi due elementi si è fatta man mano sempre più dura e violenta, tra attentati compiuti da lupi solitari e ribellioni di massa represse nel sangue, e che solo successivamente si è portata su un piano democratico-parlamentare, nella speranza del raggiungimento di un compromesso pacifico. 

E’ in quest’anno, in questa fase storica che un ingegnere edile francese, tale Georges Sorel, decise di abbandonare la sua tanto lodata carriera per intraprendere quella che religiosamente potrebbe essere definita una fase di “meditazione e contemplazione”. Inizia a scrivere di storia, filosofia, economia, tutte cose che lo portano a soffermarsi sull’analisi sociale e sociologica del suo tempo.

Sono anni in cui impara a conoscere l’ideologia socialista e marxista, il concetto della lotta di classe, le rivoluzioni come motori della storia, pur tuttavia limitandosi solo alla loro critica e aderendo invece a posizioni social-riformiste, credendo ancora possibile raggiungere obbiettivi significativi per le condizioni dei lavoratori attraverso il dialogo con le diverse parti politiche. Sono anche gli anni, quelli dal 1894 al 1906, del famoso affare Dreyfus, l’ufficiale ebreo francese accusato ingiustamente di tradimento da parte delle alte cariche dell’esercito; Sorel si schierò al fianco dell’inquisito all’interno del già vasto fronte innocentista, che raccoglieva al suo interno socialisti, radicali e liberali, contrapponendosi a nazionalisti e monarchici che invece sostenevano la sua colpevolezza. Pur rimanendo convinto della parte presa, il saggista di Cherbourg maturò un’avversione per le parti politiche in gioco, che avevano fatto del caso un modo per cavalcare il consenso e distrarre l’opinione pubblica, opponendo una resistenza passiva che alla fine portò non solo ad un’ingiusta condanna e degradazione dell’imputato, ma anche all’affievolimento delle azioni dei socialisti guidati da Jean Jaures, che avendo ormai trovato una comunanza di interessi con la borghesia progressista, avevano accantonato le pretese sui diritti sociali del proletariato. La profonda delusione suscitata da questi avvenimenti, di cui trarrà le conclusioni nel saggio “La rivoluzione dreyfusiana”, lo porteranno ritenere la democrazia e l’attività parlamentare soltanto un’illusione, creata dalle parti in gioco per evitare cambiamenti decisivi: l’unico modo che rimaneva per conseguirli quindi, è l’azione rivoluzionaria.

Ma cosa si intende per rivoluzionario? Sulla scia del pensiero di Marx, Sorel pensa che rivoluzione siano gli interessi che una classe sociale, in questo caso quella proletaria, deve imporre sostituendosi a quella dominante. Per fare questo secondo il filosofo di Treviri, gli operai avrebbero dovuto organizzarsi e coordinarsi tra loro, fare massa critica, in modo da poter conseguire l’obbiettivo finale di una rivolta organizzata, sotto la guida di intellettuali e capi politici, mentre per l’ex-ingegnere francese veramente rivoluzionaria era non una sollevazione pianificata, bensì l’azione improvvisa e decisa di poche o tantissime persone riunitesi autonomamente in organizzazioni spontanee, da lui identificate nei sindacati.
I sindacati avevano il potere di bloccare lo svolgersi delle normali attività civili tramite scioperi di massa e occupazioni, o di creare il caos attraverso attentati ed assassinii: tutto questo li metteva in una posizione di vantaggio rispetto allo stato e agli enti privati, che non potendo individuare con certezza i responsabili o temendo di provocare reazioni più violente, si trovavano costretti a cedere alle varie pretese.
Queste azioni venivano compiute con pochissima pianificazione e molte aspettative, quest’ultime date spesso nient’altro che da sentimenti di pura rabbia e disperazione che venivano canalizzate nella realizzazione del fatto attraverso quello che Sorel definisce “il mito”, un evento idealizzato e simbolico capace di infondere il coraggio e la sicurezza che si possa realmente realizzare, un prodotto non della razionalità ma della volontà immediata, l’opposto di ciò che invece è il pensiero utopico del comunismo.
Sorel, da socialista rivoluzionario, era quindi convinto che solo i sindacati potessero realizzare opere del genere, tuttavia la mancanza di iniziativa da parte dei consigli dei lavoratori negli anni della Belle Epoque lo indussero a cercare questa spinta rivoluzionaria in un movimento dove non avrebbe mai pensato di trovarla, quello della destra reazionaria dell’Action Francaise, guidato da Charles Maurras. Tra il 1909, anno in cui scrisse il suo testo più importante nonché testamento politico, “Riflessioni sulla Violenza”, e il 1914, osservò che la crescente dedizione delle masse proletarie alla causa nazionalista aveva portato a identificare come nemica della Repubblica Francese proprio quella media borghesia che sfruttava la loro manodopera, e il loro movimentismo incessante aveva infine portato alla decisione più importante di tutte: l’entrata in guerra contro la Germania.

Pur vedendo nella partecipazione al conflitto tra Intesa e Imperi Centrali un esplicito desiderio delle masse, Sorel ritenne che in realtà questo derivasse da una manipolazione del sentimento patriottico voluta dalla classe dominante per espandere i propri profitti e decimare i socialisti europei, mettendoli uno contro l’altro. Una posizione, la sua, condivisa da una minoranza di appartenenti alla sinistra radicale in Francia, mentre in paesi ancora neutrali come l’Italia era la linea guida del Partito Socialista; un esponente dell’organo politico italiano si distinse nel bel paese per il suo forte sostegno alla causa interventista, un famoso giornalista che già aveva dimostrato la sua abilità nel mobilitare gli animi dei lavoratori sia nelle parole che nei fatti, tale Benito Mussolini. 

Sorel aveva già sentito parlare di Mussolini prima della guerra, come testimoniano le sue lettere, tessendone le lodi quale “grande condottiero” capace come nessuno di “comprendere le masse italiane”. Dal canto suo l’allora direttore dell’Avanti aveva invece iniziato la sua attività da rivoluzionario proprio basandosi sulle opere dello scrittore d’oltralpe, che egli definiva senza mezzi termini “maestro”. Il suo periodo passato in Italia subito dopo la fine della guerra lo portò a guardare con favore anche all’esperimento politico formato gruppo di reduci di cui l’ormai acclamato Duce si era messo a capo sotto il nome di Fasci di Combattimento, il cui lento sostituirsi alle istituzioni e l’uso dell’incredibile forza delle squadre d’azione rappresentavano proprio la sua idea di mossa fulminea e carica di ardore, capace di tenere sotto scacco il governo e i nemici della nazione. Col tempo però, all’aumentare degli attacchi contro i socialisti e al raggiungimento di accordi con i partiti e la famiglia reale, divenne critico dello stesso movimento, preferendo prendere come punto di riferimento la Rivoluzione Russa di Lenin, che grazie alla geniale iniziativa della presa del palazzo d’Inverno aveva saputo dare inizio ad una rivolta popolare che sembrava impossibile scatenare. Morì il 29 agosto del 1922, non riuscendo a vedere la presa del potere da parte del fascismo avvenuta con la marcia su Roma, ma il suo insegnamento principale, che una vera rivoluzione andava sempre condotta al di fuori delle leggi dello stato, oltre le regole dell’ordine costituito, rimase a perpetua memoria dei ribelli veri, coloro che il mondo desiderano cambiarlo veramente. 

 

Saturno 

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