Tante menti, una Fede: la Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”

Il Fascismo è una delle poche ideologie, se non l’unica, ad essere nata prima ancora di venir teorizzata. Il movimento dei Fasci Italiani di Combattimento, composto inizialmente da poche decine di appartenenti, si è evoluto fino a diventare un fenomeno senza precedenti nella politica nazionale, riunendo persone delle più disparate appartenenze politiche, sociali e religiose. Dopo la Marcia su Roma tuttavia, anche se la Rivoluzione sembrava ormai compiuta, mancava ancora una chiara definizione di cosa fosse il pensiero fascista, mancava ancora una spiegazione, per tutte le moltitudini che si erano radunate sotto lo stesso vessillo, di cosa le avesse spinte a farlo, lo spirito che le ha riunite per devozione e fede verso la Patria.
Il primo tentativo di dare una “forma” a ciò che fino ad allora si era manifestato tramite il sacrificio di uomini e donne, un programma rivoluzionario e discorsi che hanno infiammato le folle, fu del filosofo Giovanni Gentile, che redasse il Manifesto degli Intellettuali Fascisti, la cui prima riga recita:
«Il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre.»
Più di 250 intellettuali di ogni tipo dichiararono il loro sostegno incondizionato per la nuova ideologia, il cui obbiettivo principale era riportare l’individuo allo stato e lo stato all’individuo, riscoprendo quel legame ancestrale che esiste tra l’italiano, la sua terra e i suoi fratelli, e infine superare “la crisi spirituale” vigente.
Il documento ebbe successo, tuttavia non venne facilmente recepito dalle fasce più umili della popolazione, che continuavano a sentirsi parte della rivoluzione soprattutto per il coinvolgimento sentimentale che essa suscitava, una serie di impulsi irrazionali che, come spiegato dal maestro di Castelvetrano, affondavano le radici in qualcosa di estremamente antico che ha continuato a sopravvivere nei secoli. Come si può allora riuscire a esplicitare qualcosa di irrazionale, ineffabile? Fu per questo scopo che il 10 aprile del 1930 venne fondata a Milano la Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”.

L’idea di fondare una nuova istituzione che si occupasse di studiare il Fascismo da ogni suo punto di vista, ogni sua possibile implicazione nella società e visione del mondo, fu dello studente di giurisprudenza Niccolò Giani.
Giani nacque a Muggia, comune istriano, il 20 giugno del 1909. A causa della sua giovane età non poté partecipare alla Prima Guerra Mondiale, e sempre a causa di ciò, come tanti giovani, pur subendone l’irresistibile fascino del movimento sansepolcrista, non poté nemmeno far parte della “prima generazione” di fascisti. Trasferitosi a Milano nel 1930 per frequentare l’Università, si unisce ai Gruppi Universitari Fascisti, e pur facendone da poco parte, mostra subito la volontà di contribuire attivamente alla causa con ogni mezzo. Non avendo potuto partecipare alle azioni della prima ora, Giani desiderava poter creare il futuro dell’ideologia, svolgendo un lavoro di ricerca a tutto campo per definire finalmente un’etica del Fascismo, o meglio, una Mistica, in cui tutti potessero riconoscersi e regolarsi.
Il termine “mistica” significava, come spiegato dal filosofo Louis Rougier, «un complesso di proposizioni a cui si aderisce per tradizione o per sentimento, anche se queste proposizioni non si possono giustificare razionalmente e ciò assai spesso per oblio delle ragioni primitive che hanno indotto ad enunciarle.».
Obiettivo di Giani è giustificare quelle proposizioni che sono credute ingiustificabili e riscoprirne le ragioni primitive, al fine di conservarle ed evolverle, adattarle al nuovo mondo per creare l’uomo nuovo, e per fare ciò svilupparne un’applicazione concreta e pratica, che si possa adoperare nella vita di tutti i giorni. Come riporta nel suo libro “Dottrina fascista”: «Mistica è il credo o se si vuole l’arca santa dei valori e dei principi di un’Idea politica, ai quali si aderisce in conseguenza di una comprensione e giustificazione piena e totale e in nome e in virtù dei quali si agisce per la loro realizzazione integrale (…) E perché vi sia mistica sono necessari due momenti: il credere e l’agire; ed ecco il significato del trinomio Mussoliniano “credere, obbedire, combattere”».

Il progetto ebbe presto il supporto e il patrocinio di Arnaldo Mussolini, fratello minore del Duce, al quale successe alla direzione de “Il Popolo d’Italia”. Sempre stato fedele alle idee di quest’ultimo, Arnaldo aveva preferito dare supporto alla causa Fascista dal lato diplomatico e culturale, impegnandosi tenacemente nell’attività giornalistica e nel tessere rapporti con altri paesi e organizzazioni, e intravide nei propositi di Giani il modo migliore per dare al Fascismo una valenza teorica e mettere a tacere le voci che parlavano invece di “complotto borghese” ai danni del popolo, oltre che a far riscoprire ai vecchi ed ai nuovi aderenti al Partito quale fosse la vera anima di quell’ideologia, l’idea pura con cui era nata.
L’apertura della Scuola, già anticipata il 4 aprile sulla rivista universitaria “Libro e Moschetto”, avvenne quindi il 10 con sede nella Casa del Fascio di Piazza Belgioioso alla presenza di numerosi ospiti, come il cardinale Ildefonso Schuster e il segretario del GUF Andrea Ippoliti, e nominata “Sandro Italico Mussolini” in onore del figlio di Arnaldo, morto a soli 20 anni. È da sottolineare la presenza dell’alto prelato milanese, in quanto inizialmente la Chiesa Cattolica vide il luogo di formazione come l’intenzione di creare una vera e propria religione di stato, ma grazie sempre alla mediazione di Arnaldo si specificò che la visione spiritualistica della scuola ed i suoi obiettivi non erano in nessun modo in contrasto con gli insegnamenti cristiani. Ambizione della Scuola era anzi quella di compiere anche sotto il profilo trascendentale quella unione dei vari aspetti attorno ad un unico perno che sarebbe stato da intendersi come fede nella Patria.
Non a caso Armando Carlini, accademico cristiano che aderì nel ’39 alla Scuola, scrisse nel suo libro “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del fascismo”: «Tutto allo Stato, dunque, di quanto riguarda gli interessi materiali e spirituali dell’uomo nel mondo della contingenza storica; tutto alla Chiesa e alla fede religiosa di quanto riguarda l’uomo al di là della contingenza, l’uomo nella pura interiorità della sua coscienza (…) Soltanto in questo modo è possibile essere “fascisti cattolici” in perfetta e assoluta identità con i “cattolici fascisti”».
Sia il fratello del Duce sia il giovane istriano addirittura pensavano che la religione cattolica fosse in realtà tanto complementare alla filosofia quanto alla spiritualità della Mistica Fascista, che grazie alla sua carica ispiratrice avrebbe permesso agli uomini di elevare la propria conoscenza senza contrapporre fede e ragione; inoltre essendo un carattere integrativo, si sarebbe dimostrata anche la differenza vigente tra le due discipline. Gastone Silvano Spinetti, fervente sostenitore di Giani ed entrato a far parte della scuola nel ‘33, nel suo libro “Fascismo e Libertà” così introduce questa posizione fondamentale: «Dopo aver posto in rilievo come l’uomo, per agire da vero dominatore del mondo, debba realizzare un potenziamento progressivo del sentimento e della volontà, sarà bene far notare come la nuova mistica riconduca gli uomini a Dio attraverso una nuova concezione della natura».

Purtroppo Arnaldo Mussolini morì a un anno dalla fondazione, il 21 dicembre del 1931, lasciando la presidenza al figlio Vito, ma nel frattempo la Scuola aveva già iniziato ad attirare numerosi partecipanti e ad organizzare eventi, dibattiti e conferenze circa i più disparati argomenti, illustrati dal punto di vista dell’ethos fascista che Giani assieme ad altri come i già citati Spinetti e Carlini, ma anche Ferdinando Mezzasoma, Guido Pallotta e Luigi Stefanini, nonché i più famosi Berto Ricci e Julius Evola. La creatura di Giani aveva già iniziato la formazione di militanti che avrebbero rappresentato l’avanguardia del nuovo partito, studiando intensivamente il pensiero del Duce come primo interprete e ideatore del Fascismo. La conoscenza approfondita trasmessa a persone capaci di esprimerla avrebbe aperto la strada ad un nuovo scopo: cominciare la missione civilizzatrice dell’Italia Fascista in tutto il mondo, conquistare i popoli con l’idea dell’elevazione spirituale dell’uomo attraverso un più alto senso del dovere, e convincerli così a fare propria la “dottrina Fascista”, reinventarla secondo le proprie caratteristiche (in quanto il Fascismo vero e proprio era comunque considerato frutto della cultura italiana), renderla una vera e propria Rivoluzione permanente. Giani espone interamente tali obbiettivi nel libro “La marcia sul Mondo”, dove si scaglia duramente contro l’Europa che lui chiama “del toro”, erede della rivoluzione francese e portatrice dei mali della società moderna, in primis il materialismo, manifestatosi nei sistemi economici dei due più grandi paesi capitalisti, Gran Bretagna e USA, e nello stato comunista Sovietico. A quell’Europa egli contrappone quella “dell’ariete”, fatta di ideali romantici, giovanili, fondati appunto sul volontarismo e l’impegno costante, la dedizione verso valori più alti, incarnatisi storicamente nella civiltà latina e mediterranea.

Nel 1939, con una solenne cerimonia, la palazzina dove fu fondato “Il Popolo d’Italia”, detta “Il Covo”, venne consegnata alla Scuola di Mistica, che ne fece la sede principale. A causa dell’importanza del luogo, che era considerato a tutti gli effetti un monumento nazionale, l’intenzione di Niccolò Giani era quello di trasformarlo in un sacrario della Rivoluzione, essendo stato il punto da cui Benito Mussolini iniziò a diffondere le sue idee, ed era proprio la diffusione delle idee il fine principale dell’istituzione in quel momento, attraverso il carattere dei suoi membri, che lo stesso fondatore invitava ad essere «Intransigenti, domenicani!».
Nel 1940 venne organizzato a Palazzo Marino la 1° Convegno nazionale di Mistica Fascista con circa 500 partecipanti; in quel momento più che mai si espresse il bisogno di dover formare un’élite non solo culturale e politica, ma che mostrasse la propria dedizione in ogni situazione, col compito di salvaguardare, come era in principio, l’Ideale nella sua purezza attraverso le asperità. E le asperità ben presto giunsero. Pochi mesi dopo l’Italia entrò in guerra, e molti membri della Scuola, risposero alla chiamata alle armi: il momento decisivo era giunto, ma non si era fatto abbastanza per prepararsi.
Le attività continuarono, seppur con minor frequenza, anche dopo la morte di Giani che il 14 marzo 1941 cadde sul fronte Greco-Albanese, mentre si lanciava all’assalto, in testa ai suoi uomini, col fucile in pugno e la baionetta innestata. Con il proseguire delle attività belliche la quasi totalità degli studenti e degli insegnanti partì volontaria pronta a dare finanche la vita per l’Italia Fascista e la Rivoluzione nonostante il parere sfavorevole delle più alte cariche del Partito e dello stesso Mussolini che, vedendo negli appartenenti alla Scuola di Mistica Fascista i migliori frutti dell’Idea, avrebbero voluto preservarne l’integrità. Ebbene fu proprio la smisurata devozione degli aderenti della Scuola a spingerli a combattere e a cadere al fronte, portando così nel 1943 alla definitiva chiusura della Sandro Italico Mussolini.

La Scuola di Mistica Fascista ha lasciato un’eredità culturale enorme, spesso ignorata, che al suo tempo rappresentava il baluardo, l’avanguardia, contro le forze interne ed esterne che hanno tentato di distruggere il Fascismo, così come rappresentava la falange, la punta di freccia che la più audace, la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee si preparava a scagliare contro il mondo intero. Niccolò Giani, così come Mussolini, sapevano che la Rivoluzione a quel punto non era ancora compiuta, ed infatti, il compito più importante dell’esperienza del Misticismo Fascista è stato questo: portarla avanti, sempre più avanti, passando ogni volta il testimone alla generazione successiva, lasciare che i giovani, passo dopo passo, ne diventassero fautori e la interiorizzassero, per renderla, infine, perfetta. Oggi, i testimoni siamo noi.

Saturno

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